(dalla rivista “Il Pollicino” della sede di Bologna)
Pianola, settembre 2009

Metà maggio.
Una serata di pratica del mercoledì sera.
Con le tensioni raccolte in un’ordinaria giornata di quotidianità cittadina, racchiuse nell’onnipresente parola stress, ho solo il desiderio di distendermi e affidarmi alle mani di un mio compagno.
Roberta comincia a premere sulla mia schiena dolorante, con la bella energia e soffice delicatezza dei suoi trattamenti e nella mia mente, dopo i primi secondi, comincia a prendere forma un’immagine.
Vedo dall’alto una tendopoli. So che lì, ora, vivono migliaia di persone. Una città intera. Una costellazione di paesi e frazioni sfiancati da un terremoto distruttivo.
Comincio a zoommare, visualizzando ciò che non conosco ma che posso provare a immaginare. Quante tracce hanno inciso solchi di sofferenza sul corpo e nello spirito di queste persone?
La domanda mi riporta immediatamente all’assurdità dei miei malesseri. Ritorno lì, nella tendopoli, e vedo anziani soprattutto e donne, uomini, bambini. Sento lo scrosciare impietoso della pioggia, un’umida pioggia che non dà tedio ma che amplifica il disagio, insieme al freddo che quei monti alitano sulle terre lì intorno. Le immagini delle possibili difficoltà delle tante persone che vivono in quella condizione si fanno sempre più numerose e nitide. A tratti torno a me e relativizzo. I miei malesseri mi paiono sempre più assurdi e ingiustificati. Ma ci sono e sento che le mani di Roberta, il calore della sua presenza, della sua energia lì stanno piano piano alleviando e so che quando mi alzerò starò meglio.
E, allora, mi arriva la domanda che mi illumina.
Si può andare a fare shiatsu nelle tendopoli d’Abruzzo? Da persona che ha iniziato a praticare lo shiatsu da settembre dell’anno scorso e che, quindi, è solo all’inizio del percorso comincia ad affacciarsi qualche dubbio. Ma l’entusiasmo che questa idea genera nel mio cuore lo dissipa immediatamente. Ne parlo con Marcello, il presidente della sede di Bologna, l’istruttore del primo percorso che ho concluso da qualche mese. Di cosa avremmo bisogno? Di volontari shiatsuka, di una tensostruttura, di coperte e lenzuola, di vitto e alloggio. – Occupatene – è il lapidario invito.
Un po’ la storia di quel che accade dopo la conoscete già. Mi occupo di attivare i contatti con la Protezione Civile. Marcello raccoglie le adesioni dei volontari. Sono tanti, tantissimi gli shiatsuka che si rendono disponibili, non solo della nostra realtà associativa ma provenienti anche da altre scuole. È dopo numerose difficoltà organizzative che ci siamo ritrovati qui a Pianola. Ma, personalmente, il richiamo che ho sentito nel profondo, mi ha fatto superare i momenti di dubbio e di incertezza. Ha nutrito le mie motivazioni di forza e tenacia. E lo stimolo che mi è arrivato dall’entusiasmo dei compagni, con i quali ho condiviso l’organizzazione di questa incredibile esperienza, in particolare Marcello, ha permesso all’idea di assumere la magica forma della concretezza.
Quello che è successo qui, gli incontri con i residenti, gli altri volontari, i meravigliosi compagni di viaggio che hanno accolto e sostenuto con la loro energia questo progetto, sono l’attestazione più vera e sorprendente che quando s’apre il cuore e da lì nascono i nostri pensieri, tutto l’universo trama affinché si realizzino. E non finirò mai di ringraziare lo shiatsu, questo meraviglioso “strumento” che la vita ha messo nelle nostre mani e che ci ha permesso di essere qui a compiere la nostra piccola magia.
Torno a casa con il cuore colmo di gioia e di gratitudine, con una valigia di emozioni che conserverò dentro di me come fulgidi esempi della sacralità dell’amore. Torno con una grande, toccante lezione di vita. E con la speranza, profonda e accesa, di veder crescere i semi che abbiamo gettato nei solchi di questa terra dove, con le nostre mani, abbiamo tolto qualcuno dei tanti cocci che la punteggiano di bianco.
Ora sappiamo che il germoglio troverà la sua strada. E sarà inevitabile dargli le nostre lacrime di saluto. Un saluto che non è un addio. Di questo ne sono certa.
Grazie, grazie e ancora grazie. Anche se questa parola è troppo breve per esprimere le lungaggini infinite del mio sentire…
Antonella Giliberti

Me ne sto sdraiata sul mio tatami a scrivere.
Guardo fuori dalla tenda e i miei occhi trovano la catena del Gran Sasso disegnata in un cielo che so già mi mancherà, quei cieli sgombri dove far riposare gli occhi e lasciare andare la fatica.
Cerco di pensare ai giorni trascorsi, rendendomi conto che qui per me il tempo ha preso un valore tutto diverso, il valore che vorrei. Una doccia, la colazione semplice e due passi per arrivare nel luogo dove ho la mia identità, un luogo sicuro e luminoso dove Alessia sa chi è, dove Alessia dà ciò che è senza paura…senza “menate”. E questo – io lo so – è un luogo sicuro non solo per me ma anche per questa “gente d’Abruzzo”, queste aquile ferite dagli occhi intensi, la pelle dura di fatica e dolore, per questi cuori grossi, sanguigni e rotondi. Qui, per un breve lunghissimo tempo, si sentono al sicuro. Dormono senza sogni, con respiri lunghi, stanchi e tranquilli. Finalmente ritrovano una cosa semplice perduta, sconvolta dagli eventi… ritrovano il “riposo” e ci si accoccolano dentro come cuccioli… uomini pettoruti, anziani rotti, donne toste, bambini mocciosi, volontari sfiancati, adolescenti traditi.
Volontà… è la parola che ci lega, la mia che mi ha portata tra loro istintivamente, visceralmente. Più forte della paura di non essere capace, di non essere all’altezza.
Volontà…quella che mi ha fatto sentire “loro” ancor prima di arrivare, sapendo che ciò che portavo era una valigia di bagagli incasinati, dai vestiti stropicciati.
Volontà…quella che mi ha legata subito ai miei compagni, ai miei amici, tutti, ognuno con i propri occhi e le proprie mani aperte.
Volontà…quella abruzzese, quella antica come questa terra che nei giorni ho imparato a leggere.
Volontà di ricostruire nonostante i dolori e le paure, volontà di chi come me non ha che una casa e dentro ha le sue nascite e le sue morti e una volta crollata non ha che sé e la sua vita da trascinare fuori dalle macerie. Per poi attendere che la polvere scenda per vedere ciò che è rimasto. E ricostruire.
Volontà… la parola dalla quale deriva questa esperienza, il “volontariato”, una delle sue forme espressa in azione. Essere volontario richiede la volontà di mettere gli altri davanti a te, di smetterla di frignare per i tuoi soliti problemi. Richiede forza fisica, equilibrio. Richiede che tu sia qui senza domande né risposte. Richiede che tu metta da parte il tuo ego. Ti domanda ogni giorno la tua utilità, la tua identità. E proprio quest’ultima io ho trovato qui, innamorandomi ancora una volta dello shiatsu, ricordando violentemente perché lo scelsi. Per non perdermi, per trattenermi e tenermi stretta. Quello che cerco di fare qui. Ricordare a questa gente, attraverso le mie mani, che “sono qui”… che “siamo ancora qui”… Grazie.
Alessia De Petris
Dal nostro “diario di bordo”: i commenti delle persone trattate…
04/10/2009ph: Massimo Falchi
- Mi chiamo Alberto. Per la prima volta mi sono sottoposto al massaggio shiatsu. Ho trovato subito una sensazione di benessere. Gli operatori, donne e uomini, hanno e trasmettono serenità. Grazie, ne parlerò anche a casa e agli amici.
- Siamo Luigi e Roberto. E’ la prima volta che facciamo shiatsu e secondo noi queste persone sono semplicemente dei maghi. Non ci rilassavamo così da un bel po’ di tempo. Veramente stupefacente.
- Ho vissuto un angolo di paradiso nel grigio inferno di questa realtà. Vi ringrazio di cuore (Daniela)
- Beh, per me prima esperienza…sensazione unica, quel piacere misto a brevi attimi di dolore. Servizio a dir poco ottimo… un “bravi” a voi ragazzi che, come me, siete qui per passione, credo! Complimenti e speriamo a presto. (Marco, volontario)
ph: Massimo Falchi
- Un’esperienza a dir poco fantastica. Un’idea favolosa e un aiuto incredibile in un contesto così particolare. Un grazie davvero di cuore a dei ragazzi meravigliosi. (Francesco)
- Beh, dato che è la prima volta che lo facevo, devo dire che è stato veramente fantastico. Mi sono rilassato molto e la persona che me l’ha fatto è stata veramente delicata e meravigliosa. Grazie. (Giuseppe)
- Come ringraziare chi è stato capace di farmi rinascere dopo un risveglio a dir poco traumatico per i dolori al collo? (Alessandro)
- Lo shiatsu è una tecnica che non conoscevo e che ho provato positiva per il mio corpo e per la mia mente. Siete stati tutti cordiali e altruisti, soprattutto ho trovato in voi grande professionalità. Un vero grazie. (AnnaMaria)
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