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Materiali della presentazione…

22/11/2009

Cari amici,

durante la presentazione del Progetto “Shiatsu nelle tendopoli” dello scorso 19 novembre ho letto, in apertura del racconto sulla nostra esperienza , la poesia che potete leggere qua sotto e, in chiusura, quella di Alessia De Petris, Lupo d’Abruzzo (più in basso, nella cartolina poetica).
Con Diego Stellino, abbiamo proiettato alcuni contribuiti audio-video. Potete vederne uno al seguente indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=m4z5HFbTTA4:

Vi segnalo, infine, la raccolta fondi che abbiamo promosso a favore del Centro Anziani di Pianola (AQ). DIFFONDETE!!!

Raccolta fondi a favore del Centro Anziani di Pianola – AQ

Un caro saluto a tutti.

A.G. 

La cima del Gran Sasso pare

conficcata nel cielo. Le nuvole

strade impalpabili sulle quali

cammino in lentezza infinita

 

E mi sembra di toccarle da vicino

 

La maestosità di un tramonto d’Aquila

mi incanta. E mentre il cielo volge a

colorarsi di notte s’illumina il mio

cuore e risponde a ciò che gli chiedo

 

Perché sono qui?

 

con un popolo solido di storia e

duro lavoro e fragile di tremore e

implacabile paura. In una città

benedetta e dannata in eterno

 

dalla forza della natura. In alto

il cielo che sembra proteggerla nelle

infinità delle sue alterzze. In basso

la terra che la annienta strappandole

 

certezze e restituendole terrore

Una terra che trascina – improvvisa

e potente – con l’urlo di un boato

d’ira furente e che ingoia nelle

 

profondità delle sue rocce insondabili

i misteri dell’impermanenza di quel che c’è

Perchè sono qui? Perché sono qui:

sento più chiaro quel che sorge in me

 

Antonella Giliberti


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Raccolta fondi a favore del Centro Anziani di Pianola – AQ

18/11/2009

Cari amici,
leggete e diffondete con i vostri mezzi (mail, affissioni, facebook, ecc) il volantino con il quale avviamo una raccolta fondi a favore della ricostruzione del Centro Anziani di Pianola, la frazione de L’Aquila dove abbiamo operato la scorsa estate.
Un caro saluto a tutti e grazie!
A.G.

Raccolta fondi a favore del Centro Anziani di Pianola – AQ

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Evento

13/11/2009

Giovedì 19 novembre 2009, h. 21.30

presso la sede di Bologna dell’Accademia Shiatsu Do

via Palazzetti, 2/g – San Lazzaro di Savena

si terrà una serata di presentazione del Progetto “Shiatsu nelle Tendopoli

con proiezioni di foto, lettura testi e dibattito

aperta a tutti i soci e a coloro che vorranno intervenire

PARTECIPATE NUMEROSI!!! VI ASPETTIAMO!

Raccolta fondi ricostruzione Centro Anziani di Pianola

 

abruzzo2 GE
Abruzzo 1GEabruzzo4GEabruzzo3GE

 

 

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Panni stesi, speranze disattese…

07/11/2009

panni stesi

Questi panni devono ancora essere raccolti. Assieme alle macerie. E la neve è  già da settimane di nuovo su quei monti, come ad aprile.
La gente è ancora nelle tende. A Pianola, 28 persone, tra le quali anziani e ragazzi, stanno dormendo a temperature di -3, -4 gradi o ancora più rigide.
Lunedì hanno iniziato lo sbancamento per la costruzione dei M.A.P. L’ultima illusione con la quale molti vanno avanti è di avere un tetto almeno per natale.
I cantieri sono aperti giorno e notte. Così come sempre, da quando è partita questa ricostruzione folle per dimostrare che si era in grado di gestire l’emergenza in modo “unico al mondo”. Passare direttamente dalla fase A alla fase C, saltando la B. Dalle tende alle case. Un piano che sta facendo scontare disagi enormi a tutta la popolazione aquilana. E se il “mostro”, come lo chiamano lì, ha sfiancato una città capoluogo di Regione, si interviene con più libertà, applicando il “metodo” alla lettera. Divide et impera. Lontani dall’Aquila gli aquilani, per costruire la città altrove. La comunità si terrà le sue macerie. Si avvii subito la costruzione.
Si scava a tempo di record, con tre turni di otto ore al giorno. Giusto il tempo di mostrare quanto velocemente si possono fare le cose, se si vuole. Giusto in tempo per glorificare le imprese dell’imperatore, capace di trasformare un cantiere in un set di regime. E di far credere che quella sia la realtà.
Persino molti aquilani glorificano le sue imprese. Le centinaia, forse qualche migliaia (su sessantamila) che stanno al sicuro in case antisismiche, con tutto intorno ancora da ricostruire.
Per i nostri amici pianolesi, le proposte sono di spostarsi in un paese a 1330 metri d’altezza, con inverni che hanno portato anche un metro e mezzo di neve. Dopo sei mesi di tenda e l’illusione di un tetto per tutti dopo l’estate. 
A settembre tutti a casa. E’ scritto in grande sul muretto della strada che porta a Pianola. In tanti ci hanno creduto e sono stati tranquilli tutta l’estate ad aspettare il miraggio. Si poteva persino mandarli in vacanza, che al ritorno avrebbero trovato tutto a posto, macerie e case e lavoro e… 

Stando alle notizie che circolano, il 30 novembre è il termine ultimo di chiusura delle tendopoli ancora aperte. Se non accetteranno la destinazione proposta, l’alternativa presentata ai pianolesi ancora in tenda saranno i vagoni cuccetta della stazione. Mangiando cibo precotto dal catering. Come dal 19 ottobre, da quando nella Pianola di tela non c’è più la cucina di campo. 
Spero di non dovervi dare questa notizia.
Spero che la durezza di questa situazione che induce in noi grande tristezza e commozione, possa mitigarsi presto. 
Un caro saluto a tutti voi. 
A.G.

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Aggiornamenti…

02/11/2009

Carissimi,
perdonate le due settimane di assenza dal blog, ma la ripresa della propria vita è sempre piena di mille cose da fare.
In questo momento, stiamo riflettendo su come dare un seguito all’esperienza. Ci ritroveremo presto tutti insieme per discutere delle idee che saranno via via maturate e di come realizzarle.
Intanto, stiamo cercando di elaborare il materiale documentale (video, testimonianze, scritti, foto, ecc.) che abbiamo raccolto durante la nostra permanenza laggiù. Ciò al duplice scopo di far conoscere lo shiatsu e l’esperienza che lo ha visto per la prima volta operare in una situazione di emergenza; ma anche allo scopo di mantenere alta l’attenzione su L’Aquila e sulle mille difficoltà che quel territorio continuerà ad affrontare.
Stiamo riflettendo su alcune iniziative possibili delle quali vi terremo ovviamente informati, mentre coltiviamo anche l’idea che lo shiatsu possa continuare in qualche modo all’interno della comunità di Pianola (e magari non solo) soprattutto per gli anziani che così tanto lo hanno amato e sono stati la fetta di popolazione che abbiamo toccato maggiormente con il nostro operato in tendopoli. 
Quindi, continuate a seguirci sul blog!!! 
Un caro saluto a tutti.
A.G.

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Notizie da altri blog…

21/10/2009

Cari amici,
la nostra esperienza di Shiatsu nelle tendopoli ci ha fatto vedere con i nostri occhi una realtà ben diversa da quella che emerge dai mezzi di comunicazione di massa. Tutta la gestione dell’emergenza ha portato ad una situazione molto grave che molti avevano temuto mesi fa di fronte alle scelte che sono state fatte per gestire l’emergenza legata al terremoto: il risultato è che ad oggi ci sono ancora quasi 6.000 persone nelle tendopoli. Ci sono tantissime storie simili a quella delle persone che abbiamo visto e conosciuto al campo e che vivono tuttora in tenda, con le temperature proibitive che già ci sono a l’Aquila e con servizi che vengono via via dismessi dalle organizzazioni che gestiscono i campi.
Leggete questo appello pubblicato a questo link:  http://www.3e32.com e FATE GIRARE. Stanno cercando di organizzare nelle varie città italiane, per il prossimo sabato 24 ottobre, un presidio nelle piazze dove si va con la propria tenda e si testimonia la propria solidarietà verso questa situazione. Un’iniziativa di sicuro impatto – se si riesce effettivamente a realizzarla, visto che è stata lanciata solo ieri e i tempi sono strettissimi -. Un modo diretto per informare di una situazione che non si conosce. Chi vuole aderire attivamente, delle varie città deve telefonare ai seguenti numeri: 339.19 32 618 – 347. 03 43 505 oppure scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: emergenzaottobre2009@gmail.com.
Segnaliamo, inoltre, altri siti dove potete informarvi sulla situazione che c’è all’Aquila:
http://www.ilcapoluogo.com
http://miskappa.blogspot.com/.
Un saluto a tutti.
A.G.

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Im…pressioni d’Abruzzo

08/10/2009

(dalla rivista “Il Pollicino” della sede di Bologna)

Pianola, settembre 2009

Antonella1

Metà maggio.
Una serata di pratica del mercoledì sera.
Con le tensioni raccolte in un’ordinaria giornata di quotidianità cittadina, racchiuse nell’onnipresente parola stress, ho solo il desiderio di distendermi e affidarmi alle mani di un mio compagno.
Roberta comincia a premere sulla mia schiena dolorante, con la bella energia e soffice delicatezza dei suoi trattamenti e nella mia mente, dopo i primi secondi, comincia a prendere forma un’immagine.
Vedo dall’alto una tendopoli. So che lì, ora, vivono migliaia di persone. Una città intera. Una costellazione di paesi e frazioni sfiancati da un terremoto distruttivo.
Comincio a zoommare, visualizzando ciò che non conosco ma che posso provare a immaginare. Quante tracce hanno inciso solchi di sofferenza sul corpo e nello spirito di queste persone?
La domanda mi riporta immediatamente all’assurdità dei miei malesseri. Ritorno lì, nella tendopoli, e vedo anziani soprattutto e donne, uomini, bambini. Sento lo scrosciare impietoso della pioggia, un’umida pioggia che non dà tedio ma che amplifica il disagio, insieme al freddo che quei monti alitano sulle terre lì intorno. Le immagini delle possibili difficoltà delle tante persone che vivono in quella condizione si fanno sempre più numerose e nitide. A tratti torno a me e relativizzo. I miei malesseri mi paiono sempre più assurdi e ingiustificati. Ma ci sono e sento che le mani di Roberta, il calore della sua presenza, della sua energia lì stanno piano piano alleviando e so che quando mi alzerò starò meglio.
E, allora, mi arriva la domanda che mi illumina.
Si può andare a fare shiatsu nelle tendopoli d’Abruzzo? Da persona che ha iniziato a praticare lo shiatsu da settembre dell’anno scorso e che, quindi, è solo all’inizio del percorso comincia ad affacciarsi qualche dubbio. Ma l’entusiasmo che questa idea genera nel mio cuore lo dissipa immediatamente. Ne parlo con Marcello, il presidente della sede di Bologna, l’istruttore del primo percorso che ho concluso da qualche mese. Di cosa avremmo bisogno? Di volontari shiatsuka, di una tensostruttura, di coperte e lenzuola, di vitto e alloggio. – Occupatene – è il lapidario invito.
Un po’ la storia di quel che accade dopo la conoscete già. Mi occupo di attivare i contatti con la Protezione Civile. Marcello raccoglie le adesioni dei volontari. Sono tanti, tantissimi gli shiatsuka che si rendono disponibili, non solo della nostra realtà associativa ma provenienti anche da altre scuole. È dopo numerose difficoltà organizzative che ci siamo ritrovati qui a Pianola. Ma, personalmente, il richiamo che ho sentito nel profondo, mi ha fatto superare i momenti di dubbio e di incertezza. Ha nutrito le mie motivazioni di forza e tenacia. E lo stimolo che mi è arrivato dall’entusiasmo dei compagni, con i quali ho condiviso l’organizzazione di questa incredibile esperienza, in particolare Marcello, ha permesso all’idea di assumere la magica forma della concretezza.
Quello che è successo qui, gli incontri con i residenti, gli altri volontari, i meravigliosi compagni di viaggio che hanno accolto e sostenuto con la loro energia questo progetto, sono l’attestazione più vera e sorprendente che quando s’apre il cuore e da lì nascono i nostri pensieri, tutto l’universo trama affinché si realizzino. E non finirò mai di ringraziare lo shiatsu, questo meraviglioso “strumento” che la vita ha messo nelle nostre mani e che ci ha permesso di essere qui a compiere la nostra piccola magia.
Torno a casa con il cuore colmo di gioia e di gratitudine, con una valigia di emozioni che conserverò dentro di me come fulgidi esempi della sacralità dell’amore. Torno con una grande, toccante lezione di vita. E con la speranza, profonda e accesa, di veder crescere i semi che abbiamo gettato nei solchi di questa terra dove, con le nostre mani, abbiamo tolto qualcuno dei tanti cocci che la punteggiano di bianco.
Ora sappiamo che il germoglio troverà la sua strada. E sarà inevitabile dargli le nostre lacrime di saluto. Un saluto che non è un addio. Di questo ne sono certa.
Grazie, grazie e ancora grazie. Anche se questa parola è troppo breve per esprimere le lungaggini infinite del mio sentire…
Antonella Giliberti

Alessia

Me ne sto sdraiata sul mio tatami a scrivere.
Guardo fuori dalla tenda e i miei occhi trovano la catena del Gran Sasso disegnata in un cielo che so già mi mancherà, quei cieli sgombri dove far riposare gli occhi e lasciare andare la fatica.
Cerco di pensare ai giorni trascorsi, rendendomi conto che qui per me il tempo ha preso un valore tutto diverso, il valore che vorrei. Una doccia, la colazione semplice e due passi per arrivare nel luogo dove ho la mia identità, un luogo sicuro e luminoso dove Alessia sa chi è, dove Alessia dà ciò che è senza paura…senza “menate”. E questo – io lo so – è un luogo sicuro non solo per me ma anche per questa “gente d’Abruzzo”, queste aquile ferite dagli occhi intensi, la pelle dura di fatica e dolore, per questi cuori grossi, sanguigni e rotondi. Qui, per un breve lunghissimo tempo, si sentono al sicuro. Dormono senza sogni, con respiri lunghi, stanchi e tranquilli. Finalmente ritrovano una cosa semplice perduta, sconvolta dagli eventi… ritrovano il “riposo” e ci si accoccolano dentro come cuccioli… uomini pettoruti, anziani rotti, donne toste, bambini mocciosi, volontari sfiancati, adolescenti traditi.
Volontà… è la parola che ci lega, la mia che mi ha portata tra loro istintivamente, visceralmente. Più forte della paura di non essere capace, di non essere all’altezza.
Volontà…quella che mi ha fatto sentire “loro” ancor prima di arrivare, sapendo che ciò che portavo era una valigia di bagagli incasinati, dai vestiti stropicciati.
Volontà…quella che mi ha legata subito ai miei compagni, ai miei amici, tutti, ognuno con i propri occhi e le proprie mani aperte.
Volontà…quella abruzzese, quella antica come questa terra che nei giorni ho imparato a leggere.
Volontà di ricostruire nonostante i dolori e le paure, volontà di chi come me non ha che una casa e dentro ha le sue nascite e le sue morti e una volta crollata non ha che sé e la sua vita da trascinare fuori dalle macerie. Per poi attendere che la polvere scenda per vedere ciò che è rimasto. E ricostruire.
Volontà… la parola dalla quale deriva questa esperienza, il “volontariato”, una delle sue forme espressa in azione. Essere volontario richiede la volontà di mettere gli altri davanti a te, di smetterla di frignare per i tuoi soliti problemi. Richiede forza fisica, equilibrio. Richiede che tu sia qui senza domande né risposte. Richiede che tu metta da parte il tuo ego. Ti domanda ogni giorno la tua utilità, la tua identità. E proprio quest’ultima io ho trovato qui, innamorandomi ancora una volta dello shiatsu, ricordando violentemente perché lo scelsi. Per non perdermi, per trattenermi e tenermi stretta. Quello che cerco di fare qui. Ricordare a questa gente, attraverso le mie mani, che “sono qui”… che “siamo ancora qui”… Grazie.
Alessia De Petris

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Dal nostro “diario di bordo”: i commenti delle persone trattate…

04/10/2009

 

ph: Massimo Falchi

ph: Massimo Falchi

- Mi chiamo Alberto. Per la prima volta mi sono sottoposto al massaggio shiatsu. Ho trovato subito una sensazione di benessere. Gli operatori, donne e uomini, hanno e trasmettono serenità. Grazie, ne parlerò anche a casa e agli amici.

- Siamo Luigi e Roberto. E’ la prima volta che facciamo shiatsu e secondo noi queste persone sono semplicemente dei maghi. Non ci rilassavamo così da un bel po’ di tempo. Veramente stupefacente.

- Ho vissuto un angolo di paradiso nel grigio inferno di questa realtà. Vi ringrazio di cuore (Daniela)

- Beh, per me prima esperienza…sensazione unica, quel piacere misto a brevi attimi di dolore. Servizio a dir poco ottimo… un “bravi” a voi ragazzi che, come me, siete qui per passione, credo! Complimenti e speriamo a presto. (Marco, volontario)

ph: Massimo Falchi

ph: Massimo Falchi

- Un’esperienza a dir poco fantastica. Un’idea favolosa e un aiuto incredibile in un contesto così particolare. Un grazie davvero di cuore a dei ragazzi meravigliosi. (Francesco)

- Beh, dato che è la prima volta che lo facevo, devo dire che è stato veramente fantastico. Mi sono rilassato molto e la persona che me l’ha fatto è stata veramente delicata e meravigliosa. Grazie. (Giuseppe)

- Come ringraziare chi è stato capace di farmi rinascere dopo un risveglio a dir poco traumatico per i dolori al collo? (Alessandro)

- Lo shiatsu è una tecnica che non conoscevo e che ho provato positiva per il mio corpo e per la mia mente. Siete stati tutti cordiali e altruisti, soprattutto ho trovato in voi grande professionalità. Un vero grazie. (AnnaMaria)

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Tra le macerie…

02/10/2009

28/09/2009

ph: Massimo Falchi

Stamani io, Massimo e Diego siamo stati a Poggio Rojo. Lì, nella piazza, c’è un’edicola. Avevo voglia di comprarmi il topolino. Mi sono seduta in macchina con questo tiepido sole di settembre che ti scalda l’anima. Si sta bene. Ho aspettato che i ragazzi scattassero le foto. Io non ho più voglia di farne alle macerie, mi pare di fotografare i morti, d’invadere ferite sanguinanti, di estrarre cancri dalle viscere.
Diego è tornato di lì a poco. Mi ha detto: – Vieni a vedere. Subito dopo la curva, appena più in là della piazza, oltre le prime case c’è il cuore rotto di Poggio Rojo. Calcinacci, sassi, polvere ancora respirabile, porte socchiuse, scale scoperte come ossa e spine dorsali. Stracci che erano vestiti, multe da pagare, rotoli di carta igienica intatti intrisi di terra, oggetti immobili una volta vivi per il loro utilizzo ed ora abbandonati, inutili.
I miei occhi giravano lenti qui e là cercando di ricostruire le vite, il senso logico del “prima”.
Mi sono ritrovata sola. Massimo e Diego erano tra i vicoli. Li ho chiamati piano con il cuore che pulsava più veloce, pensando che sarebbe bastato un attimo, una scossa, un respiro della terra. Non avevamo paura. Perché? Perché è giorno? Perché è già successo? Perché per noi non è vissuto? Non è ferita che lamenta?
Ho ricacciato tutto dentro, sotto il cappello, e sono tornata indietro. Mi sono appoggiata ad una ringhiera ed ho respirato. Un gatto mi ha chiamata. Ho cominciato a camminare verso l’auto e ho visto un barattolo di sale di vetro con il tappo a molla. Intatto tra le macerie. Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime e ho pianto… ho pianto… ho pianto.
Sono tornata alla macchina. All’arrivo di Massimo e Diego leggevo il topolino. (Alessia)

 

Macerie irrealiTra i vicoli di Roio

ph: Massimo Falchi

 


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Aggiornamenti

28/09/2009

Cari amici,

siamo stati senza collegamento alla rete sin dal nostro arrivo.  Stiamo lavorando a pieno ritmo, nella nostra tenda “dojo”. Presto vi diremo qualcosa di più di questa terza fase nel campo di Pianola. Intanto, alcuni commenti estratti dal nostro “diario di bordo”.
Un caro saluto a tutti.
A.G.

 

Lo sapevo e non volevo dirlo. Lo sentivo ma non volevo pensarlo. Ora sto qui e a bassa voce sussurro quanto mi sono mancate queste montagne. Quanto mi è mancato questo sole sulla mia faccia. A casa non ho silenzi come questi… senza paura, ho vuoti carichi.
E’ mai possibile sentirsi al sicuro distesi sulla terra che trema? A casa qualcuno mi ha detto: – Ma come fai? -
Ho alzato le spalle con mezzo sorriso pensando: – Come fai tu, senza? -
Ho la febbre? Ho contratto il “mal d’Abruzzo”? O la “sindrome del volontario”?
Mai il mio cuore si era arricchito così tanto tutto insieme. Sognavo questi volti, questi padri, queste madri. Sognavo questi miei fratelli e sorelle…Non l’avevo mai saputo d’essere un lupo
. (Alessia)

 

Il campo sportivo di Pianola sta riaffiorando tra le tende che per mesi lo hanno ricoperto. Diecimila metri quadrati che sono diventati un paese di tela, blu come il cielo, fragile come uno stelo. Diecimila metri quadrati dove hanno vissuto storie tremolanti di incertezze e che in queste ultime settimane stanno emergendo con un carico di incognite che il sole e il calore e l’umanità dei volontari non può bastare a sciogliere.
Tra un pò ce ne andremo tutti  e una comunità che si è saldata in relazioni impensabili in altri contesti, dovrà iniziare a camminare con le proprie gambe. E’ strano, ma questa gente sta per vivere un nuovo trauma. Quando la tendopoli, il “villaggio” di Pianola non ci sarà più, il vuoto del campo sportivo li risucchierà nei mille problemi che ancora li aspettano. Sono tanti, tantissimi. Per molti, moltissimi. Ascolti una storia  dalla voce di un abruzzese con il quale sei entrato in contatto e sai che come quella ce ne sono ancora a centinaia, se non migliaia.
Ci si sveglia la mattina e si scopre un nuovo spazio libero. Qualcun’altra delle novantadue tende che hanno accolto circa novecento residenti è stata smontata con discrezione, in silenzio. Tre metri per cinque di campo riaffiorano liberando la vista ma incatenando il cuore. Lo smantellamento del campo è ragionato, ordinato, pesato. Un pò alla volta, per consentire di abituarsi al vuoto. Niente a che vedere con certe scene che si sono viste in altri campi.
Queste “attenzioni” renderanno meno duro l’impatto a questa gente, ma non li preserverà dal sentirsi abbandonati. Molti non hanno ancora una casa. Staranno in caserme, alberghi o ospiti da qualche altra parte. Molti cercano sistemazioni autonome. Altri aspettano i M.A.P. (moduli abitativi provvisori) che, per ora, per gli abitanti di Pianola come per quelli di molte altre frazioni e comuni intorno a L’Aquila, esistono solo sulla carta. Non li avranno prima delle prossima primavera, nonostante sia fatto credere il contrario.
E noi? Cos’altro potremo fare per loro? Questa domanda mi accompagna da molti giorni….come la nostra “volontà” potrà ancora esprimersi qui? (
Antonella)

 

 

ph: Massimo Falchi

ph: Massimo Falchi