Il nostro ritorno a Piànola per le commemorazioni del 6 aprile

C’eravamo anche noi. Una rappresentanza del nostro gruppo (io, Alessia, Marianna, Diego e Massimo), insieme ad altri tre amici che si sono uniti a noi in questo viaggio e ai nostri compagni che, anche da lontano, sono stati con noi.
Ci tenevamo molto ad esserci in questa giornata, a partecipare con gli aquilani al ricordo delle vittime del terremoto e al loro desiderio di rinascita, rappresentato dalle migliaia di fiaccole che, nel loro ardere silenzioso, riscaldavano la speranza di tutti, aquilani e non. Che L’Aquila torni a vivere!

foto di Massimo Falchi

 

foto di Diego Stellino

 

La notte è stata lunga e lunghi i 308 rintocchi delle campane. Vibrazioni che si propagavano nel petto. 
Grande partecipazione e commozione.

A Piànola (irriconoscibile per noi, con la nuova chiesa, il villaggio dei map, il campo sportivo coperto dai resti dei cantieri) abbiamo stabilito la nostra base. Dietro la chiesa è stato allestito un gazebo e una tenda da campo, verde militare, grande dodici metri per cinque. Qui abbiamo pranzato, cenato e incontrato i nostri amici pianolesi. Questo ritrovo è stato possibile grazie alla disponibilità immensa di Valerio Subbrero che aveva affiancato Emilio Garau nella gestione del campo, insieme a Ivan Pontremoli e che si è adoperato senza risparmiarsi per poterlo realizzare.

foto di Diego Stellino

 

Questo è il paesaggio che abbiamo trovato. Tutto il profilo del Gran Sasso innevato, la campagna che sta rinascendo e un cielo stupendo, il cielo d’Abruzzo che ricordavamo. A mezzogiorno del 6 aprile c’è stata la messa, celebrata da don Luciano, il nuovo parroco della comunità di Piànola e alla quale ha partecipato anche il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. C’è stata poi la cerimonia di deposizione della corona in ricordo delle vittime del posto (quattro).

Nel pomeriggio, come da programma, l’intervento dei clown dottori che hanno partecipato all’emergenza 

foto di Massimo Falchi

 

e subito dopo, l’incontro del nostro gruppo con la comunità. E’ stato davvero un bel momento. Abbiamo condiviso con loro alcuni materiali che stiamo elaborando sulla nostra esperienza (alcune poesie, presentazioni di foto e il nostro dvd). Abbiamo stretto ancora di più il rapporto con i pianolesi e rinvigorito le speranze reciproche che questo incontro possa avere ancora momenti di condivisione nel futuro. Alla fine, Alessia ha guidato una breve esperienza di contatto e ascolto fra di loro, un modo per far rivivere l’essenza dello shiatsu nella pratica e permettere a loro di scoprire come, al di là della tecnica che si apprende in un percorso formativo specifico, alla base di questa disciplina vi è appunto la naturalezza di “metterci le mani addosso” con l’intenzione di ascoltare l’altro, di sentire attraverso il tatto cosa l’altro ha da dirci e cosa abbiamo da dirgli.

 

Foto di Massimo Falchi

 

foto di Massimo Falchi

Il ritorno nelle nostre città è sempre straniante. E’ sempre ritrovarsi  a casa con la mente ancora lì… ci si mette qualche giorno a tornare alla nostra normalità.

Vi lascio  con un contributo molto toccante che ha scritto Daniela Franceschinelli, una dolcissima ragazza che si è unita a noi nel nostro viaggio e che pur non essendo stata in tendopoli, ha rafforzato la nostra presenza laggiù con l’acuta sensibilità del suo animo.

Un caro saluto a voi tutti.

Antonella

Terra d’Abruzzo

 

Sono qui che mi rigiro tra le mani un triangolo di terra d’Abruzzo. L’avete mai vista? E’ nera con sassi bianchi dentro, i contadini li toglievano uno ad uno per poterla coltivare e coi sassi ci facevano muretti.
Sono stata in Abruzzo 4 giorni per la commemorazione del terremoto. Ho il cuore terremotato. Giorni difficili, giorni di lacrime per cosa vedevo.

 5 aprile 2010

Arrivo a L’Aquila, arrivo a Piànola.
Due macchine che insieme hanno tre volte la mia età.
“E stanotte chi dorme?”. Gli aquilani sono tutti in piazza stanotte, con le luci, ogni luce indica la via ad una persona che si è persa l’anno prima. Gli aquilani sono tutti in piazza stanotte per trovarsi domattina, superstiti un anno dopo, con la paura, ma ancora vivi. Terremotati.

6 aprile 2010

All’Aquila c’è il sole oggi. Si mangia polenta. Si mangia “pizza” col salame, sotto una tenda allestita solo perchè qualcuno è tornato.
Il GranSasso è luminoso, con la neve, il cielo chiaro. Sembra estate. Le “case” sono azzurre. Ci portano torte, si mangiano arrosticini.
Ci si sente sassi nella terra d’Abruzzo. Sassi in questa terra dura, spezzata.
E’ stato strano arrivare a Piànola, per loro (i volontari, ndr) era irriconoscibile, senza tende, senza campo. Per me era tutto nuovo, sentivo il vento battere freddo e senza rispetto sulla faccia. Guardavo volontari tornati, persone felici di rivedere “i propri angeli”.
Le case a Piànola si chiamano “map” (moduli abitativi provvisori). Sono azzurri, sembrano le case di pet society, tutte uguali. Disposte in fila, stesso prato finto, stesse porte, stesse fioriere. La gente dice “guai a chi si lamenta, non potevamo stare meglio”. Io non commento, sorrido e penso che va bene così che loro sono felici ed allora lo sono anch’io, lascio le contestazioni politiche e ideologiche, io non c’ero quando la terra tremava, io non c’ero la notte al freddo fuori casa, io non c’ero con la calura d’agosto sotto tende spesse. Io ci sono ora che ci sono i map.
La gente d’Abruzzo è fiera e generosa. In otto in una casa già troppo piccola per cinque. In otto a mangiare cioccolato spezzato e a chiedermi se andasse tutto bene.
Non mi sono lavata i capelli per quattro giorni, la doccia non c’era e così ci si lavava a pezzi in un bagno scombinato, ma ancora in piedi.
Le mani sono sempre sporche lì al campo, ma poi non ci si fa più caso. I sorrisi di chi è lì riempiono lo sguardo. Non mi sono sentita sconosciuta, non mi sono sentita straniera. Ho raccolto piatti di plastica, ho passeggiato in vie fantasma, ho sistemato un vaso caduto un anno prima.
La terra d’Abruzzo scava il cuore con i suoi profili duri, spezzati.

(Daniela Franceschinelli)

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Una risposta a Il nostro ritorno a Piànola per le commemorazioni del 6 aprile

  1. Matteo De Pellegrini scrive:

    Ciao ragazzi, è bello ritrovarvi. Purtroppo per motivi di salute (la classica influenza in perfetto stile “nuvoletta di Fantozzi”) non ho potuto scendere con voi nell’occasione di questo primo anno dal terremoto in Abruzzo… Leggo con piacere i vostri appunti di viaggio e guardo con un sentimento misto tra ammirazione, nostalgia e invidia le foto di quei momenti; quanto avrei voluto essere li con voi!!! Spero avremo modo di rivederci in qualche altra occasione… Un abbraccio caloroso a tutti, e a presto!!!

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